Lettere all’Orso

Giorno 5 – Lunedì 28 Luglio 2025 7°C, nuvoloso


Caro Orso,

è passato un altro giorno senza incontrarci. Tutti parlano di te e del fatto che sono ormai giorni che non ti fai vedere da queste parti, tutti ti hanno visto almeno una volta. Io invece, inizio a chiedermi se esisti veramente e ti sto evidentemente antipatica o se sei solo frutto di un’allucinazione collettiva.

Nel dubbio, continui a lasciare tracce di te (o forse sto solo prendendo dei grossi abbagli e scambiando pelo del di dietro di renna per il tuo), nelle zone in cui, anche oggi, siamo stati a campionare. La giornata di lavoro è stata molto intensa, tra misure dello strato attivo del permafrost e, di nuovo, le nostre carissime misure dei flussi di CO2: ogni tanto quando faccio questi campionamenti un po’ noiosi spero di vederti con il mio binocolino, da lontano, per poter avere la scusa di smettere il lavoro. Ops, ma andava detto.

Mentre camminiamo nella tundra tra un sito e un altro, mi capita spesso di vedere immondizia dimenticata in mezzo a quella distesa di diverse sfumature marroni: i rifiuti derivano spesso proprio dagli stessi ricercatori e dai loro strumenti, che senza accorgersene, perdono pezzi lungo il cammino. È questo probabilmente il prezzo da pagare per il sapere, ogni cosa che tocchiamo, anche se per un fine maggiore, ha una conseguenza. A volte tutto questo stona un po’ e lascia dell’amaro in bocca: a volte guardare queste casette colorate in questo fiordo suona come un sottofondo un po’ sbagliato nel silenzio artico.

Anche i turisti sono di troppo in questo posto: arrivano circa due crociere di piccole dimensioni al giorno. Ed è quando li vedi pascolare in mezzo al villaggio e fare mille foto ad ogni base scientifica che diventi anche tu automaticamente un souvenir. Ora so cosa provi ogni giorno, caro Orso. Non ti biasimo se non vorrai venire qua a trovarmi.

E poi ci sono i resti della miniera. Sono ancora lì, appena fuori dal villaggio, come se nessuno avesse mai avuto davvero il coraggio di portare via tutto. Le vecchie rotaie, i vagoncini arrugginiti, la centrale elettrica
che sembra aspettare ancora di accendersi. Li chiamano “patrimonio storico”, così possono restare lì senza doverli smantellare. Una scusa elegante per dire: “non sappiamo bene dove metterli, quindi li lasciamo qua e ci mettiamo sopra una targhetta”. Bè in fondo, anche l’abbandono può essere trasformato in narrazione, basta raccontarlo bene. Come se bastasse chiamare “memoria” quello che è stato solo sfruttamento, disastro, e un bel mucchio di carbone nel cuore del ghiaccio.

E allora penso che forse anche tu, Orso, sei un po’ come quella miniera: stai lì da qualche parte, lasci una traccia, a volte compari e a volte no. Tutti ti raccontano, ti cercano, ti temono. Ma alla fine nessuno ti capisce veramente.

E magari, pure tu, vorresti solo essere lasciato in pace, senza turisti, senza droni, senza souvenir.

A domani (forse),

Sara


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