Giorno 4 – Domenica 27 Luglio 2025, 4°C, nuvole basse e nebbia
Caro Orso,
oggi giornata di relax totale. Dopo giorni di tundra, vento e campionamenti, sento di essermi goduta per bene questo posto assurdo in cui mi trovo e di aver ricaricato le batterie. Ho dormito molto, mangiato fino a rotolare e sono addirittura riuscita a fare un salto in palestra per dello stretching, seguito da una sauna come premio per lo sforzo. Come se servisse a qualcosa andare in palestra dopo essersi mangiato questo mondo e quell’altro, ma almeno serve a illudersi che sto facendo qualcosa di buono per il mio corpo.
Nel pomeriggio, io e Paola, la ricercatrice italiana che sto aiutando con il progetto sui flussi di CO2 , ci siamo concesse un giro esplorativo nel villaggio. Paola, che in realtà è un’ornitologa sotto copertura, ha ben deciso
di istruirmi su tutte le specie di uccelli che si trovano qua alle Svalbard. Ormai anch’io, modestamente, distinguo una pernice da un gabbiano con la sicurezza di chi ha preso tre lezioni private tra una misurazione e l’altra. (Le foto che vedrai in questo diario, tra l’altro, sono per lo più opera sua. Quindi grazie Paola, copyright a te.)

Così abbiamo deciso di avvicinarci alla centrale elettrica, dove nidificano le famigerate sterne artiche (Sterna paradisaea): eleganti, sì, ma anche parecchio aggressive. Devo ammettere però che sono pure molto furbe:
hanno scelto di fare il nido dentro un’area recintata, irraggiungibile da qualsiasi predatore. Una specie di condominio blindato con vista fiordo, mica sceme. Ma non appena ci siamo avvicinate, uno stormo si è alzato in aria, con il preciso intento di venire a beccarci in testa! D’altro canto noi l’abbiamo fatta franca utilizzando un bel bastone alto sopra la nostra testa, per non farci prendere dalle sterne. Questa strategia protettiva viene usata per difendere il loro nido e i loro piccoli durante la stagione riproduttiva.
Fortunatamente, nessun trauma cranico registrato, per ora.
A questa avventura ne è poi seguita un’altra, dove siamo andate alla ricerca delle nostre amate foche (Phoca vitulina). Le abbiamo trovate spalmate sulla scogliera sotto all’aeroporto, a prendere il sole come turisti del nord in ferie. Le loro facce buffe e il loro essere così impacciate, è davvero adorabile. Una cosa interessante di loro è che, nonostante l’aspetto da peluche distratto, sono ottime nuotatrici: possono trattenere il respiro fino a 30 minuti e raggiungere profondità anche di 500 metri. Il che le rende molto più atletiche di quanto lascino intendere mentre sonnecchiano lì come sacchi di patate con i baffi. Noi saremmo potute restare ore a guardarle. Tutte cicce e tenerezza… anche se tu, caro Orso, le guarderesti con occhi molto meno contemplativi.
Dopo questo safari artico, sono andata di nuovo in mensa per l’ultimo pasto e ho di nuovo mangiato più del necessario. Tutta colpa dei cuochi: cucinano troppo bene e poi, sinceramente, guardare animali e sopravvivere al gelo consuma un sacco di energie, no? Anche se so che a te non dispiacerebbe trovarmi con un po’ di ciccia in più…
Alla prossima (ancora viva, ancora intera),
Sara


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