La seconda vita della Posidonia

Un’idea innovativa per proteggere dune e spiagge e recuperare, in modo utile e creativo, materiale organico

Quante volte, camminando su una spiaggia, si sente qualcuno esclamare “ah che schifo tutte queste alghe scure e puzzolenti, ma perché non puliscono?”.
Le incriminate, vittime senza colpa di queste invettive in realtà non sono alghe! Sono le foglie di una pianta marina, la posidonia, che formano le cosiddette banquette.

Posidonia oceanica è una pianta con fiori, frutti e radici che in mare forma praterie sommerse. I suoi frutti somigliano a piccole olive, e sono detti infatti olive di mare!

Insieme agli ammassi delle banquette, le foglie morte della posidonia formano anche altre strutture bizzarre che assomigliano a tante palline. Sono le “polpette di mare” il cui vero nome – che sembra uno scioglilingua – è egagropile.

I residui di posidonia sulle spiagge che tanti trovano “spiacevoli” sono in realtà molto utili dal punto di vista ambientale, perché evitano l’erosione, limitando l’asporto di sabbia con il movimento ondoso, e offrono protezione ad organismi come granchi o paguri. 

Il Rapporto Spiagge di Legambiente rivela che ogni anno su molte spiagge arrivano trattori incaricati di fare pulizia delle banquette, rimuovendo sabbia, foglie e anche la plastica che vi rimane intrappolata. Il materiale deve essere trasportato e poi smaltito, con costi economici notevoli. E la sabbia deve essere rimpiazzata acquistandola nelle cave e ridistribuendola per limitare il restringimento degli arenili.

A questo problema è stata proposta di recente una soluzione davvero ingegnosa e curiosa. Presentato in agosto in Calabria (Le Castella), il progetto Re.D (Dune REstoration), sostenuto da ENEA e Legambiente, trasforma la posidonia spiaggiata in imbottiture per sedute da usare nei lidi balneari. Alla fine della stagione, le foglie vengono restituite all’ambiente per proteggere le dune. Nel dettaglio, le foglie vengono prelevate, separate dai rifiuti e fatte asciugare al sole fino ad avere un materiale secco. Vengono poi inserite in strutture di tessuto per realizzare cuscini, pouf e materassini. A fine stagione, questi vengono svuotati e lavati e le foglie vengono riportate in ambienti dunali degradati, allo scopo di stabilizzare i sedimenti. A questo proposito, ENEA ha contribuito al progetto anche utilizzando un sistema satellitare detto PlanetScope, che permette di usare il telerilevamento per individuare le aree di intervento.

Secondo il Rapporto Spiagge 2026, negli ultimi 50 anni sulle coste italiane si sono persi per erosione più di 40 milioni di metri quadrati di spiaggia. Spazzare via le banquette di posidonia per motivi estetici significa togliere le barriere naturali che proteggono dalle mareggiate. Le praterie sommerse di questa pianta sono inoltre uno degli ecosistemi a più alta produttività biologica del Mediterraneo, producono ossigeno, assorbono CO2 e sono un habitat fondamentale per molte specie. 


Testo e foto: Elena Gatti