Lettere all’Orso

Giorno 8 – Giovedì 31 Luglio 2025 8°C, sole con nuvole

Caro Orso,
oggi è uno di quei giorni in cui non vorrei scrivere questo diario, ma forse è meglio farlo, per buttare tutto fuori, senza sarcasmo, senza peli sulla lingua. Oggi non è una bella giornata. Anzi è uno di quei giorni in cui
mi rendo conto che non c’è nessun vincitore quando la legge del più forte funziona, ma poi anche il più forte perde tutto quello che gli resta. Ho saputo che è stato ucciso un orso. Sull’isola proprio lì davanti, quella di cui ti avevo parlato ieri, quella da cui speravo di vederti arrivare a nuoto, col binocolo puntato e il cuore un po’ in gola.

Non so se eri tu, un tuo amico o un tuo parente. Ma quello che so è che questa cosa mi fa pensare. Mi chiedo se ogni nostra presenza qui non sia sempre un po’ troppo. Costruiamo e facciamo tutto quello che vogliamo perché lo scopo scientifico è una cosa nobile, è un “fine che giustifica i mezzi”. Diciamo che siamoqui per studiare, per proteggere, per capire. Ma quando poi una presenza ci disturba un po’ troppo, la eliminiamo. Anche se poi la usiamo per i souvenir e per la pubblicità di tutto questo posto. A volte mi chiedo fin dove saremmo disposti a spingerci. Ma forse la risposta la so già, in cuor mio.

Non fraintendermi, la ricerca scientifica è bellissima e sicuramente ci aiuta molto nel capire come possiamo cambiare le cose e farle nel modo migliore. Ma la dura realtà, che non sappiamo accettare, è che a volte
non esiste un modo migliore e che amare veramente qualcosa significa anche lasciarlo in pace. La nostra presenza ha un impatto su tutto quello che ci circonda, e questo è inevitabile, ma a volte cercare di minimizzarla non è abbastanza.

A volte mi chiedo se questo diario che ti sto scrivendo, caro Orso, non sia solo un modo per sentirmi meno complice. Come se raccontarti ogni giorno bastasse a riscattare il fatto che io, come tutti, faccio parte di questo sistema, che ha anche fatto sparire uno come te. Che pensa di poter venire qua come se fosse casa sua, sperare di vederti come se niente fosse, avvicinarsi, magari fare anche un selfie insieme a te, però poi se osi avvicinarti troppo, ti fanno capire davvero chi comanda.

Domani si torna al lavoro, si torna a sperare di fare qualcosa di buono per questo posto o almeno a cercare di capirlo un po’ di più, questo posto assurdo e così strano, che mi provoca uno strano mix di emozioni. E forse, come sempre, guarderò in lontananza e mi illuderò ancora un po’. Di poterti essere amica, ma solo con il pensiero, e magari un giorno di potertelo dimostrare davvero.

Tua (un po’ con un nodo in gola),

Sara


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *