Caro Orso .. Diario di un viaggio

Sara Pandolfi è appena tornata dalla Base Dirigibile Italia di Ny-Ålesund, riportando esperienze indimenticabili, sia scientifiche che personali, che ha cercato di fermare nel suo “diario di bordo”.

Ce lo ha gentilmente condiviso e noi lo pubblicheremo, a partire da oggi, “a puntate” per farvi meglio apprezzare la ricchezza delle sue scoperte e avventure.

Perciò … Stay tuned!

Rigraziamo la Dott.ssa Paola Forni per le foto concesse.


Giovedi 24 luglio 4°C, sole con nuvole

Caro Orso,

Questo pomeriggio sono finalmente arrivata a Ny-Ålesund, dopo un lunghissimo viaggio. Sono un po’ stanca ma questo posto è talmente diverso da ciò che mi aspettavo, che la sorpresa e l’incredulità prevalgono su tutto.

Non ci siamo ancora incontrati, forse per fortuna, ma ho già potuto appurare che sei la star del momento qua alle Svalbard: i musei di Longyearbyen ti venerano e i negozi di souvenir ti ritraggono su qualsiasi oggetto vendano. I turisti vanno pazzi di te, sono i tuoi fan più accaniti ma probabilmente è più una fede di tipo religioso, del tipo “credo anche se non vedo, anzi forse se non vedo sto pure meglio”. Si sa che quando la fede è troppa e prevale sulla ragione, non ne viene mai niente di buono.

Ad ogni modo, non montarti la testa, anche gli uccelli di questo posto sono molto particolari e meritano attenzione per il loro particolare piumaggio e abitudini. Poi è più comune vederli, per carità magari danno meno soddisfazione a chi non è appassionato di uccelli, ma almeno se li vedi non ti spaventi a morte.

Oggi ho visto, ad esempio, molti esemplari dell’oca facciabianca (Branta leucopsis), una specie migratrice che pascola spesso in gruppo e si nutre di erbe artiche. Le coppie sono monogame e tendenzialmente stabili per tutta la vita, per questo è molto comune vederle muoversi in gruppi di famiglie composte da genitori e piccoli. Niente red flag o ghosting, niente visualizzato, pochi drammi e crisi esistenziali, solo una relazione fedele, pratica e duratura. Quasi da metterci la firma.

Dopo l’ultimo cambio, per arrivare al villaggio di ricerca nel Kongsfjorden, ci aspettava un gioiellino di mezzo di trasporto: un aeroplanino da 15 posti, praticamente una lattina con le ali. Ma il viaggio è stato mozzafiato (anche un po’ letteralmente perché le turbolenze non è che fossero proprio piacevoli): era la prima volta che vedevo dei ghiacciai così da vicino! I fronti glaciali sono spettacolari e lo scioglimento di questi ultimi, portando molto sedimento in mare, crea delle sfumature di colori incredibili. Kongsbreen, tradotto Ghiacciaio del Re, è quello che si vede meglio dal villaggio: la sua fronte si è ritirata di oltre 2 km tra il 1900 e il 2020, a causa del riscaldamento climatico globale e dell’ingresso di acque atlantiche più calde.

Per oggi è tutto, adesso mi aspetta la classica cena nordica delle 17:00 e poi un digiuno notturno che mi farà probabilmente svegliare alle 4 di notte con una fame da non vederci più, quasi da potermi mangiare un orso intero! Scherzo, scherzo…

A presto (mi auguro sempre da lontano e con un binocolo),

Sara


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